Qual è la prima cosa che fate quando una vasca
è stracolma e l’acqua vi sta allagando la casa?
Cercate di fare un altro buco per lo scarico?
Consultate un ingegnere per installare
un sistema che faccia bollire l’acqua e quindi
evaporarla? Semplicemente chiudete il rubinetto.
Questo è lo stesso principio di Zero waste, “Rifiuti zero”.
Da più di vent’anni Paul Connett, professore universitario di chimica
ambientale al St. Lawrence University di New York, porta
avanti la sua sfida per un mondo senza rifiuti. Una sfida che
ai più appare ardua e difficile da mettere in pratica, mentre per
altri rasenta l’utopia. Ma non impossibile, ed è questo il punto
di vista del professore Connett. La strategia “Rifiuti zero” va
oltre il riciclaggio e pur parlando alle università e alle piazze si
rivolge alla classe politica, sperando possa essere più lungimirante
in materia ambientale e dunque di salute e di sicurezza.
Un’alternativa proposta è quella di obbligare le imprese a non
produrre materiali non riutilizzabili poiché, come afferma il principio
Rifiuti zero, “il riciclaggio è un’opportunità per fare soldi e creare posti di lavoro. Dove viene applicato, sta accadendo
questo”. Oggi, invece, produciamo-consumiamo-bruciamo illudendoci
di distruggere e, addirittura, di trarre ricavi dall’energia
prodotta incenerendo i rifiuti. Dimentichiamo così, una delle
leggi fondamentali su cui si basa la fisica moderna: nulla si crea,
nulla si distrugge, tutto si trasforma. “Parlare di termovalorizzatori
è una mistificazione mediatica. Gli inceneritori non producono
energia, ma la consumano” Paul Connett ha così acclarato
la tesi sul pericolo della diossina prodotta dagli inceneritori, e il rischio cancerogeno collegato a questa. Contrapponendosi
a quanto più volte dichiarato dal professor Umberto
Veronesi, oncologo ed ex ministro della Salute. Quattro tonnellate
di rifiuti non spariscono quando le bruciamo, semplicemente
si trasformano in tre tonnellate di detriti ed una di polveri
sottili disperse nell’aria. La speranza, secondo Connett, è
un’inversione di tendenza dell’industria che, riutilizzando e rigenerando
i materiali, renderebbe di più, piuttosto che bruciare
qualcosa per poi ripartire da zero. Ne è un esempio la multinazionale
Xerox Europe che ritira le vecchie stampanti usando
gli stessi camion che trasportano le nuove. Le stampanti vengono
poi smontate, pulite e in gran parte riutilizzate; non finendo
in discarica. Riescono così a riutilizzare il 95% del materiale, risparmiando 76 milioni di dollari all'anno... e, forse, un po' più di salute all'umanità.
Marco Negrì
foto · Roberta Formisano
Pubblicato su Zero91 Magazine nr 1 - Luglio 2009


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